Flow Signs: Francesco Giannico: Laptop, Electronics, Electric guitar – Video  Theo Allegretti: Piano, Prepared piano

“Flow Signs” (Francesco Giannico, musicista elettroacustico e video-artista e Theo Allegretti, pianista ambient-jazz e compositore) approda a “Scalo 51/CinemAvvenire”, fucina d’arte e cinema della capitale, cornice ideale per ospitare questo progetto che si muove verso territori meno esplorati di diverse arti e modalità espressive, ne travalica i confini e li contamina.
L’8 febbraio p.v., sarà l’occasione per presentare, la prima volta a Roma, il nuovo CD “Flow Signs” co-prodotto da Monkey Records (eclettica label neozelandese con base a Berlino) e Oak Editions (art-label ambient e soundscape, nata da una costola di AIPS-Archivio Italiano Paesaggi Sonori).
Il concerto viene accompagnato per tutta la sua durata da video con soggetto in larga parte naturalistico, girato dai due artisti e montato da Giannico in modo onirico.
Una performance da non perdere per i palati più raffinati.

IL PROGETTO
Il progetto “Flow Signs” nasce dall’incontro di Francesco Giannico, musicista elettroacustico e video artista, con Theo Allegretti, pianista ambient-jazz e compositore, sulla base di una sensibilità poetica e musicale comune che favorisce paesaggi naturali, ambientazione surreale e scenari interiori, quali luoghi particolari da cui emergono suggestioni che fornirebbero una visione diversa anche della nostra vita quotidiana.

<<Il flusso ci può catapultare in uno stato mentale di inconsapevolezza cosciente, come se si venisse spazzati via da una corrente d’acqua e allo stesso modo Francesco Giannico (laptop, field recordings, oggetti, chitarra) e Theo Allegretti (pianoforte, pianoforte preparato), con tale approccio espressivo, creano un unico flusso cinematico e visionario.
L’uso intuitivo, improvvisativo e atipico del pianoforte, calato in atmosfere ambient e minimal e arricchite da tratti di jazz contemporaneo, si muove in bilico sempre alla ricerca di una commistione con gli interventi messi in gioco dall’altro artista che si concretizzano in riprocessamenti in tempo reale di materiale sonoro, atmosfere dilatate create grazie all’aiuto di pads, glitch, crepitii, scricchiolii e suoni della memoria.

Pertanto, insieme ad una impostazione onirica, visionaria, cinematica e introspettiva, vi è anche un tentativo di combinare diverse forme del background musicale di entrambi i musicisti, per ottenere un risultato unico, pienamente godibile ed entusiasmante e allo stesso tempo di un certo interesse stilistico.>>

http://www.flowsigns.net/ (Sito Ufficiale del Progetto)
http://oak-editions.com/ (Sito della Label)
http://www.francescogiannico.com/
http://www.theoallegretti.com/

Ingresso (Concerto Senza Consumazione): €2

LE RECENSIONI

Nigel Braddock, ‘Monkey Records’ Label Manager. (30 Novembre 2013)
‘Flow Signs’, la nostra ultima uscita per l’anno, è un album stupendo che non si riesce a dimenticare di due musicisti italiani: il pianista Theo Allegretti e l’artista elettronico Francesco Giannico. Anche se i pezzi sono stati in gran parte improvvisati, il risultato è sorprendentemente coerente e accessibile. Termini come ambient jazz atmosferico o frasi come “un morbido Keith Jarrett incontra Brian Eno” in realtà non rendono giustizia, ma può dare un’idea. Altamente raccomandato.

Mirco Salvadori, Rockerilla, n.400. (23 Dicembre 2013)
Flow Signs rappresenta un connubio ben riuscito tra il soundscaper e sound designer Francesco Giannico e il pianista jazz Theo Allegretti. 7 tracce che posano il loro sguardo lungo paesaggi dedicati alla pausa riflessiva, lì dove il field recording sostiene e amplifica il tocco del pianoforte, rendendo vivo e reale quell’attimo dedicato alla percezione visiva. Linguaggi di paesaggi e nebbie.

Raffaele Russo, Music wont save you (23 Dicembre 2013)
ll nuovo episodio delle collaborazioni sperimentali di Francesco Giannico dischiude al soundscaper pugliese orizzonti ulteriori rispetto a quelli, già sensibilmente diversi tra loro, sviluppati nel corso del 2013 prima nell’ottimo album solista “Luminance” e quindi nel confronto con Zach Nelson in “Les Nomades Paysages”. Non meno ambiziosa è l’idea sottostante a “Flow Signs”, lavoro che lo vede al fianco del pianista jazz Theo Allegretti, alle cui minimali improvvisazioni associa un una costellazione di microsuoni elettronici, toni chitarristici manipolati, field recordings e altre fonti acustiche accidentali.
Dal comune interesse dei due artisti per l’estemporaneo dispiegamento delle rispettive matrici sonore discendono sette brani che invece appaiono estremamente rifiniti e soprattutto presentano gli omogenei contorni di un paesaggismo ambientale che nelle sparse note del pianoforte trova non un semplice corollario armonico bensì un elemento strutturale variamente interpolato da un pulviscolo di detriti sonori. La modulazione degli elementi apportati dai due artisti ai tre quarti d’ora di “Flow Signs” li conforma quindi di volta nella direzione di un’ambience pianistica non aliena da romanticismo (“Lazy Afternoon”, “At Sunset”) o di più pervasive saturazioni sintetiche che tuttavia non sovrastano ma si affiancano al contenuto melodico (“Angustia”).
Gli oltre dieci minuti della conclusiva “Riddle Of The Mood” sintetizzano in una liquida marea ambientale in crescendo, ricamata da brillanti frammenti di pianoforte, la trasfigurazione di linguaggi conseguita da due artisti che in questo lavoro hanno compiuto significativi percorsi dai rispettivi terreni d’origine, verso una terza, affascinante forma espressiva.

Make your own taste (3 Gennaio 2014)
Questo è un album di ambient per piano e a noi questi qui piacciono. Non solo, ma è un esempio molto, molto riuscito di ciò. Flow Signs mescola pezzi per pianoforte, minimali ma molto ben strutturati, con suoni notturni di registrazioni ambientali e delicati suoni di ambient. Alcune tracce riportano alla mente il recente lavoro di Sakamoto (come i suoi album con Alva Noto), risultando più astratto, mentre altri (“Lazy Afternoon”) assomigliano ai pezzi più carini di post-rock di Eluvium (ma altrettanto belli!). C’è anche un po’ di sperimentazione, come il più avant-garde “Where Is The Oracle?”, che contiene elementi di ‘musica concreta’. Questo è un grande esempio di musica ambient per piano/ sound art che in molti momenti raggiunge le vette della bellezza, quindi, se vi piace il genere, non dovreste perderlo.

Fabrizio Garau, The New Noise” (09 gennaio 2014) 
Raffinato, placido e leggermente malinconico il progetto Flow Signs, che vede Francesco Giannico lavorare assieme al pianista jazz Theo Allegretti. Giannico continua a fare dell’eclettismo e dell’incorporazione di elementi diversi e melodici uno dei propri punti di forza. Allegretti si muove su territori troppo lontani dai miei, non ho davvero gli strumenti culturali per capirlo, posso solo vederlo nell’ottica dei generi che di solito ascolto: in alcuni momenti riesce di sicuro a emozionare, ma soprattutto sembra che stia pensando a costruire un album e non a mettersi in luce come solista. Per intenderci in modo molto spiccio: piacerà a tutti i fan delle cose più aggraziate di Type Records (a giudicare dall’aria che tira ultimamente, lo farei sentire anche a quelli della Denovali). Interessante, infine, perché staccato dal resto con le sue dissonanze, il brano “Where Is The Oracle?”.

Davide Ingrosso, Pizza Digitale. ‘Collaborazioni d’autore: Flow Signs di Giannico e Allegretti’ (9 Dicembre 2013)
Il progetto Flow Signs nasce a Roma grazie al sodalizio artistico tra Francesco Giannico, musicista e fondatore insieme ad Alessio Ballerini dell’Archivio Italiano Paesaggi Sonori, e Theo Allegretti, pianista di estrazione ambient-jazz ed esperto compositore. L’album è uscito lo scorso 29 novembre in una co-produzione di Monkey Records e Oak-editions, nuovissima etichetta fondata dagli stessi Giannico e Ballerini. Tra scenari interiori, ambientazioni surreali e paesaggi naturali che scaturiscono dal field-recording di Giannico, Flow Signs dispone di sette traccie facilmente intendibili come diversi flussi sonori, che si contraddistinguono per il carattere visionario e fortemente cinematico. L’utilizzo intuitivo e improvvisato del pianoforte viene calato in atmosfere minimali e rarefatte, lì dove gusto classico e contemporaneità si incontrano dando vita ad un risultato davvero unico e godibile. Potrete rilassarvi ascoltando il singolo At Sunset, il cui video vi immergerà nell’estetica maturata dai due musicisti. Se vi hanno convinto, vi ricordiamo che potete comprare il loro disco, che non fa mai male.