- August 31, 2014
Review
da Oscar Cacciatore http://oscarcacciatore.com/category/cd-reviews/
“To The Naked Eye”: un ‘viaggio’ nei paesaggi sonori di Mark Hamn (al secolo Francesco Giannico), un attento riesame dei propri punti fermi e della realtà (spesso allucinata) che li abbraccia; interessante il packaging: la copertina cartonata reca impressi (su fronte, all’interno e sul retro) tre enigmatici disegni (dell’artista Annalisa Macagnino) perfettamente intonati con certe simbologie ‘surreali’ evocate più volte nel corso dell’opera che ha spesso dei richiami visual (vi dice niente il nome Sigur Ros?). Dopo l’introduzione affidata a Joanna (su un tema per chitarra elettrica ed effetti), entriamo nel vivo dell’ascolto con Thinking About Own Liability, traccia sospesa in un effimero ‘limbo acustico’ (delineato da fruscii, rumori bianchi e meccanici) in cui spaziano echi sonori un po’ meglio definiti ma sempre inseriti in un’atmosfera vaga e sognante su cui termina poi il pezzo. Su un tappeto granuloso ed un altro (diremmo quasi) percussivo si innesta invece, nella stupenda traccia successiva, Academic Disumanity, un ‘rischiarante’ motivo melodico portante (dal timbro simile a quello di varie fisarmoniche), reiterato più volte e ‘maestoso’ nella sua leggerezza; chiude il tutto un inciso tematico affidato agli effetti ed al colore metallico di una sorta di dulcimer: siamo sui dieci minuti e ventiquattro secondi d’ascolto letteralmente volati via! Più marziale e solenne sembra Omelette Century nella sua magniloquente stesura formale mentre piccolo capolavoro del disco può senza dubbio essere considerata la seguente If There’s A Way in cui sullo sfondo si intrecciano vari microimpianti formali, nel complesso percepiti come un gradevolissimo unicum, mai sbilanciato nelle sue componenti interne: per rendere più ‘corposo’ e ‘credibile’ il tutto si attinge al registro grave del pianoforte, a sonorità squillanti e a sottofondi acustici degni della migliore musica concreta. Ad uno stesso ‘metodo’ costruttivista può essere ascritta anche Overheated Century, mentre conProgress il timbro protagonista è quello della chitarra. Un atteggiamento di attesa e contemplazione estetica si riscontra in Relativity Of Religions quando ci avviamo alla conclusione del lavoro con un altro pezzo memorabile, When Accused Men Become Prosecutors, giocato su ‘scrocchianti’ ed allo stesso tempo impalpabili miscele sonore, amalgamate in modo eccelso nel continuum, dal sapore complessivo di ‘scoppiettante liquidità’. Presente come bonus track anche il video I’m Happy per ancor meglio siglare lo stile di un compositore che ha dalla sua originalità ed un’eccellente visione d’insieme.
ITA
da Drexcode
Si era parlato di Francesco Giannico per la precedente release su Afe/Bar La Muerte, “To the naked eye” su Muertepop è il suo nuovo affresco di elettro-acustica e sonorità ambientali cinematiche di pregevole fattura, che lo conferma fra i più talentuosi compositori elettronici contaminati europei. Nei titoli dei brani, Mark Hamn propone una riflessione ad ampio raggio sulle problematiche mondiali, dal surriscaldamento globale alle religioni, e più generalmente sull’involuzione dell’uomo post-moderno. “To the naked eye” mette intimamente l’ascoltatore in condizione di farlo, poichè da esperto creatore di stratigrafie sonore, descrive con eleganza il circostante con le sue chitarre acustiche jodorowskyane intrise di malinconia mistica fra screzi glitch, tappeti volanti sintetici melodici e field recordings. Scorrendo i vari episodi, dall’incipit sospeso su un’altalena lunare di “Joanna’s song”, si passa tra delicati bridges, arpeggi e lievi vortici a quel capolavoro di “An omelette century” e la sua visione disturbata proveniente da macerie sul mare, flebili pulsazioni, rintocchi e melodie lontane. La lunga “If there’s a way” è il cardine centrale del disco, dieci minuti estranenati fra fisarmoniche sintetiche, flebili rumori di sottofondo e quel suo tipico desolato arpeggio, memoria storica. “Overheated century” con iniziali distanti canti di pellerossa fra inquietante glitch e piano rievocante boschi notturni, ne fanno il perfetto esempio di una natura ormai sfuggita e ribellata al controllo dell’uomo, come rincara la successiva splendida e dissonante “Progress”. E’ presente anche un video a cura del collettivo Bioastract, “I’m happy”, che dopo un disco improntato a una descrizione non proprio gaia del circostante, è un buon viatico per affrontare il futuro.”To the naked eye” è un grande disco di un Mark Hamn ispiratissimo, belli anche i disegni dell’artwork. Girate il vostro film.